Everol: mulinelli rotanti da vertical jigging.

Il vertical jigging moderno è la rivisitazione japan style del vecchio Pilking norvegese, che grazie all'uso di materiali più tecnici consente di pescare con uno stile che prima non era che immaginabile, questo è forse uno di quei motivi che portano a considerare il Giappone come l'eldorado della tecnica e dell'attrezzatura.
Sempre più spesso, confrontandosi tra pescatori, si evidenzia la tendenza a considerare i costruttori giapponesi come gli unici in grado di fornirci la vera qualità, ma siamo sicuri di non essere troppo condizionati dalle campagne pubblicitarie e commerciali o dagli espositori nei negozi ?
Quando ci si "ammala" di pesca, e si progredisce con la tecnica, sorge in molti pescatori la smania di mettere le mani su qualcosa di speciale e di qualità superiore a ciò che il mercato dei grandi numeri può offrire, e allora si finisce a scavare su internet cercando le piccole manifatture del sol levante, il maestro artigiano o il grande pescatore che produce con precisione maniacale tutto quello che desideriamo ......
Ma siamo o non siamo italiani? Pensandoci con attenzione .... a livello di tecnica e di stile in Italia abbiamo maestri assoluti, perché dovremmo guardare altrove?
Figlio di questo pensiero e nato il nostro incontro con Everol, una manifattura a conduzione familiare, che dal 1958 crea mulinelli rotanti di assoluto valore tecnico, con la passione e il mestiere che ancora ci rendono orgogliosi di essere italiani.

Gli artigiani e le loro creature dalle più grandi alle più piccole.

Dopo esserci messi d'accordo con i titolari, per telefono, ci siamo recati all'indirizzo indicato, ma non trovavamo quello che nella nostra idea potesse essere lo stabile di una fabbrica di mulinelli ... ci aspettavamo un insegna o qualcosa di vistoso, ma come abbiamo avuto modo di apprezzare in seguito, il modo di porsi di questa manifattura è molto discreto e volto alla sostanza, non certo alle apparenze, quando finalmente abbiamo trovato la piccola officina eravamo curiosissimi di vedere dove nascevano i mulinelli, e non siamo certo rimasti delusi.
L'officina dove vengono prodotti tutti i componenti e i mulinelli Everol è a San Salvatore dei Fieschi in provincia di Genova, ed è attrezzata in modo da permettere, ai due maestri artigiani, padre e figlio, di costruirsi tutti i componenti che compongono i loro mulinelli, uno alla volta.

I dischi che compongono le frizioni dei mulinelli Everol sono tutti in carbonio.

Alcuni componenti in attesa di essere assemblati.

Quando si prende in mano un mulinello rotante fatto a mano si percepisce subito che non è paragonabile a qualcosa di industriale, è come se si prendesse in mano un arma vera dopo aver toccato una pistola giocattolo in plastica, si capisce che è qualcosa fatto per combattere, per non rompersi, per funzionare davvero.

Spaccato mulinello / pignone e ingranaggi sovradimensionati in acciaio.

Nel piccolo magazzino sopra il laboratorio erano stoccati tutti i componenti dei mulinelli pronti ad essere assemblati, ed è stato veramente bello vedere la passione con cui una azienda artigiana continua a mettersi in gioco in un mercato sempre più orientato ai grandi numeri, soprattutto confrontandosi con discipline nuove come il vertical jigging.

Il nuovo modello da vertical VJ12 nelle due finiture tipiche Everol.

I più di 50 anni di esperienza hanno consentito l'adozione di alcune soluzioni veramente innovative e uniche nel panorama mondiale dei mulinelli rotanti da vertical jigging, un esempio è la possibilità di agire istantaneamente sulla frizione senza dover spostare la leva della stessa, così da poter ferrare durante la calata con tempi più brevi e aumentando le probabilità di allamare il pesce.

Sistema esclusivo di compressione della frizione

Le soluzioni tecniche adottate, come quella già citata, rendono questi mulinelli rotanti veramente interessanti, ma come spesso avviene, quasi nessuno in Italia ha prestato attenzione a quello che aveva sotto il naso, tanto che questi mulinelli vengono richiesti e venduti per la maggior parte all'estero, dove vengono considerati tra i migliori al mondo.
Con la speranza che i jigger italiani si rendano conto delle risorse di cui dispongono in casa, noi di NewSchoolFishing stiamo collaborando con Everol per affinare ullteriormente quello che già è un ottimo mulinello rotante per il vertical jigging, apportando al know how Everol le nostre esperienze maturate nei viaggi al tropico e portando testimonianza, agli altri jigger, delle caratteristiche uniche di questi attrezzi.

Un saluto
Luca

La ferrata ...

Il momento più importante nel quale, con la giusta tecnica, possiamo penetrare anche le mascelle più possenti.
Come spesso capita quando si pesca ai tropici ci si trova a dover combattere con avversari temibili armati di mascelle possenti e spesso davvero difficili da penetrare, anche con la giusta attrezzatura...
GT allamato con Kudako Shout 7/0.

Le tecniche di ferrata sono varie e cambiano in base al modo in cui si sta pescando, se avremo la canna già in cintura sarà più facile.


Ferrata in cintura.

Se invece il calcio della canna sarà under-arm bisognerà fare più attenzione e usare la giusta tecnica. Poi, se l'avversario si trova un'ottantina di metri sotto di noi, dovremo dar sfogo a tutte le nostre energie .


Ferrata under-arm.

Nel nostro ultimo fishing trip, la presenza di numerosi squali e wahoo, ci ha costretti all'uso esclusivo, o quasi, di assist hook fatti con split girella split, evitando il classico cordino in kevlar.

Assist hook composto da split ring, girella e amo Spinoza 13/0.

Questo sistema è sicuramente più sicuro ma bisogna prestare un po' più di attenzione alla ferrata dato che l'assist si appesantisce molto e perde la capacità di essere facilmente aspirato dal pesce.
Molti jigger e non solo quelli alle prime armi, nella fase della ferrata tendono a ferrare freneticamente più volte, (come se dovessero disincagliare l'esca dal fondale)alzando ed abbassando la canna.


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Anche i migliori a volte sbagliano, colpa anche di qualche onda di troppo.

Questo movimento spesso viene naturale, ma non tutto ciò che è naturale va bene, infatti l'alzamento e poi il conseguente abbassamento della canna causa dei cali di tensione che spesso non permettono ai nostri ami di conficcarsi come dovrebbero.
La giusta tecnica per noi ....... e sottolineo per noi, consiste nel sollevamento rapido della canna, vari giri di manovella e di nuovo sollevamento, ovviamente solo un paio di bottarelle non sempre bastano ... quello che è fondamentale è che non vi siano cali di tensione.


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Spesso è necessario insistere insistere insistere.....

Starà a voi capire quando le ferrate saranno sufficienti ...

Un saluto da

Federico & New School Fishing Crew

New School sbarca a Genova

Viaggi al tropico e grande pubblico
Il salone nautico internazionale di Genova apre la sua 49° edizione con una grande novità ...... Grazie alla rivista Pesca In Mare, anche il nostro amico Vincenzo, ha potuto presentare l'articolo "Nel cuore dell'Indiano", e proporre al pubblico una formula nuova di viaggio di pesca (finalmente alla portata di tutti).

L'articolo scritto da Vincenzo sul numero di Ottobre di Pesca In Mare

Lo stand #21 è stato frequentatissimo, e la brezza tropicale ha solleticato molti dei passanti, che accolti dallo staff di Pesca In Mare hanno avuto la possibilità di discutere a quattrocchi con noi , dipanando molti dei dubbi che avevano sui viaggi e sulle varie tecniche di pesca, vertical jigging, popping tropicale ecc.

Le nostre testimonials.

Le nostre nuove tester.

New School ha anche trovato nuovi tester/testimonial ufficiali, che si sono offerte di partecipare, e questo ci rende particolarmente orgogliosi, ai viaggi che l'amico Vincenzo seguirà in veste di guida, nella prossima stagione a partire da Gennaio 2010.

New School Fishing guys e le ragazze dello stand Pesca In Mare.

Ringrazioando ancora tutti quelli che ci hanno fatto visita, lo staff, le ragazze, e chi non è potuto venire perchè infortunato (ma ha trovato il tempo di andare a funghi con il gesso)..... un saluto

NewSchoolFishing crew

Un inizio coi Baffi

L' inizio.................

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Fede aiutato da Due tedeschi dopo la cattura
Prendiamo atto che prima di essere tropicalisti siamo pescatori, e fin da bambini il nostro passatempo preferito non era quello di giocare con il game boy, ma di andare a mosca secca nei torrenti dell'appennino a trote e temoli.
Ma si sa; l'essere umano ha bisogno di conoscere, è curioso non si accontenta mai, c'è chi da camminare sulla terra è passato a camminare sulla luna e chi come noi a pescare temoli è passato a cercare gli squali.

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White tip stimato 60 70 kg Repubblica delle Maldive
Detto ciò non è così immediato il passaggio ci vuole qualche anno di passione intermedia che ti porti a desiderare sempre di più il nuovo che ti emoziona, cosa di più estremo di pescare siluri di 2 m a 15 km da casa?

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Il 2,60 mt non si scorda mai.(Gloomis Pro-Blue 40-60lb,abu C3,testa piombata)
Anni fa, come tutti i novelli pescatori ci siamo imbattuti in attacchi casuali di siluri mentre pescavamo cheppie, cavedani, lucci e sandre.
"Il mio pensiero vola e va, ho quasi paura che si perdaaaaaaaaaaaaaaa"cosi cantava Battiato in una delle sue più famose strofe, cosi è capitato a noi che in breve tempo abbiamo dedicato quasi interamente tutte le nostre energie alla Causa Silurus Glaanis.

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Un tuffo in Adda per liberare la treccia con dall'altro capo un 2,28 m.
E il gioco continua..............

Viaggio al centro dell'Oceano


Carta nautica di Rodriguez
Quest’isola di origine vulcanica ed è un distretto subordinato alla giurisdizione di Port Louis, quindi appartiene alle Isole Mauritius ...
Ma perchè Rodriguez ?
Perchè per noi Rodriguez è sinonimo di vertical Jiggin estremo, in uno dei mari più pescosi e cattivi di questo pianeta.
Il gruppo quindi, avrà l'onore di poter muovere i propri artificiali a bordo del Black Marlin l'imbarcazione d'altura del Charter Rodfishingclub, di proprietà del capitano Alain Colas, che da qualche anno a questa parte sta ottenendo risultati davvero notevoli .
Le premesse quindi sono veramente buone, ma si sà, la pesca è una scienza inesatta e fino al nostro ritorno continueremo a sognare.


Un Saluto Vincenzo & NewSchoolFishing Crew

Fish vision ... come vedono i pesci

Questo articolo ha lo scopo di approfondire in maniera sintetica alcuni concetti, che spesso sono ignorati da molti pescatori, facendo un sunto di quei dati, che possono portarci a considerazioni importanti, per affrontare in modo consapevole le nostre battute di pesca.

La sopravvivenza di un organismo in un ambiente, dipende dalle capacità di acquisire informazioni dall'ambiente attraverso i suoi sensi.
Come noi, i pesci, hanno la capacità di percepire tali informazioni tramite la vista, l'olfatto, il tatto, il gusto, e a differenza di noi possono percepire anche i campi elettrici.
Mentre l'aria è il mezzo migliore per la trasmissione della luce, l'acqua è il mezzo ideale per la trasmissione dei suoni (vibrazioni), infatti l'acqua fondamentalmente assorbe la luce, ciò significa che più un raggio deve viaggiare attraverso di essa, più diverrà tenue. Fuori dall'acqua è possibile vedere per diversi chilometri, mentre sotto la superficie dell'acqua, anche in condizioni ideali, è difficile arrivare a 50 metri, e generalmente non si arriva mai vicino a tale distanza.

Semplificando, la luce visibile è composta da una gamma di lunghezze d'onda, che variano di lunghezza andando dal viola (più breve) al rosso (più lungo), di conseguenza l'acqua assorbe più facilmente la componente rossa dello spettro, che già ad un metro di profondità viene filtrato del 25%, questo significa che a 100 metri non è possibile distinguere alcun colore.

Spettro del visibile per l'uomo.

Come per molti esseri viventi (tra cui i pescatori) i pesci sono forniti di occhi con una retina composta da diversi tipi di cellule, deputati a diversi compiti, tali cellule si dividono in due tipologie, i Coni e i Bastoncelli.
I Coni, preposti alla visione dei colori, nei pesci sono presenti in numero molto inferiore ai Bastoncelli, che invece sono preposti al rilevamento della presenza o dell'assenza di luce. Il rapporto tra i Coni e i Bastoncelli, varia da specie a specie, ma come regola generale, si può dire che più il pesce vive in profondità, meno sono i Coni della sua retina e maggiori i Bastoncelli.
I Bastoncelli sono i recettori dominanti nella visione notturna, danno una notevole capacità di percepire i movimenti e i contrasti, e sono sensibili in modo particolare alla componente blu della luce fino ad arrivare in alcuni casi ad essere sensibili ai raggi UV.

In questa immagine si vedono i Coni in verde e i Bastoncelli in chiaro.

Questa differenza tra le cellule è all'origine dell'effetto Purkinje, per cui in condizioni di scarsa luminosità, nell'uomo e presumibilmente in maniera ancora più marcata nei pesci, i verdi e i blu appariranno più luminosi dei rossi.
A complicare ulteriormente la questione c'è il fatto che, a differenza di noi pescatori, i nostri amici pinnuti, probabilmente sono sensibili anche a una parte dello spettro luminoso, che per noi è invisibile, i raggi UV.
Poiché, sia nei pesci che negli uomini, la percezione visiva avviene interpretando le radiazioni che vengono riflesse da tutti gli oggetti che ci circondano, il fatto di non percepire alcune lunghezze d'onda ci mette in una condizione, dalla quale non possiamo valutare, ad esempio, come un Jig verrà percepito dai pesci rispetto ad un altro, magari dello stesso colore.
Infatti alcuni materiali riflettono molti più raggi UV di altri pur apparendoci dello stesso colore.

Il fiore che ci appariva di un colore omogeneo, mostra differenti capacità di riflettere gli UV.

Sul colore delle esche artificiali i pescatori hanno versato fiumi di parole e ognuno ha le sue convinzioni, avvallate da esperienze personali , superstizioni e sentito dire, purtroppo è molto difficile arrivare a conclusioni definitive e oggettive, soprattutto perche non ci sono studi scentifici che possano descrivere se non a grandi linee l'immensità delle situazioni che si troveranno poi in pesca.
Il mio consiglio quindi, è di non dedicare troppo tempo e denaro al collezionismo, ma di pescare tenendo presenti altri aspetti che non siano la livrea dei nostri artificiali, spesso più dedicata al catturare il pescatore in negozio che il pesce in mare.

Un saluto

Luca & NewSchoolFishing crew

OMAN . Il grande mare Arabico - Parte 1

Che l'Oman sarebbe stato un posto difficile per pescare l'avevamo già messo in conto, anzi, il fatto di non sapere esattamente a cosa saremmo andati incontro, a livello di pesca, ci ha ulteriormente stimolati a intraprendere questa esplorazione in luoghi dove nessuno finora aveva mai lanciato esche artificiali.

Spinning da riva, dove il desrto incontra l'oceano.

Il nostro viaggio è stato, oltre che una bella avventura di pesca, una stupenda esperienza tra amici, in un posto tanto duro quanto bello, dove abbiamo conosciuto pescatori eccezionali, prima guide di pesca, e poi diventati grandi amici.

Fishermen locali.

La mattina del secondo giorno siamo già in barca, e subito proviamo a jiggare, allamo un pesce alla seconda calata, dopo poco vedo che è un cobia sui 25 kg e si slama, poi più nulla, finché Rasheed non avvista un branco di delfini, ci si porta in mezzo e comincia a trainare con un kona artigianale di mezzo kilo, da buoni pescatori fighetti protestiamo e torniamo a jiggare.

Nel primo pomeriggio di pesca prendiamo barracuda e tonnetti.

Al rientro,un po demoralizzati, arrivano due barche che ci scaricano davanti 700 kg di tonni in pezzi dai 30 ai 70. Questi pescatori parlano inglese, e ci spiegano che la pesca avviene avvistando i delfini, andando in mezzo al branco e lanciando una sarda a mano; se non si prendono tonni si cambia branco si delfini ...... Ci sentiamo stupidi ma la cosa ci carica.

In Oman ci si sente come Lawrence d'Arabia.

Nei giorni seguenti conosciamo altri pescatori e diventiamo amici, ma quelli più anziani (e più esperti), ci fanno capire che quando si prendono i tonni, non vogliono nessuno in barca, anche perché in una mattina possono arrivare a guadagnare somme impensabili.
Il nostro problema, è che la nostra barca non ha il gps, e Rasheed non si allontana molto dalla costa per cercare i delfini, mentre chi trova i tonni, generalmente li trova tra le 30 e le 50 miglia dalla costa.
Per rilassarci un po, decidiamo di andare sull'isola di Masirah, ma già a 30 km da Ras Al Had, vediamo che il mare è rosso, e arrivati a masirah constatiamo con rassegnazione che c'è Red tide praticamente ovunque.
Troviamo qualche baietta riparata e pendiamo orate e spangled emperor di piccola taglia. Troviamo altri punti più aperti dove l'acqua è pulita, ma la red tide è a 50 metri da riva, e infatti nonostante la splendida conformazione dello spot, prendiamo poco.

La pesca, non è sempre estrama, ma rimane divertente.

Peccato perché il posto deve essere ottimo,un misto di sabbia roccia corallo con il fondale che scende a 30 metri da riva. Cè inoltre da considerare che la red tide cè da ormai sei mesi, talvolta alcune zone si puliscono grazie al vento che la spazza via, ma è difficile trovare pesce in queste condizioni. La sera gironzoliamo nel porto dove l'acqua è pulita e sorpresa: troviamo un branco di mini GT in caccia, ne facciamo uno via l'altro. Evidentemente ci sono, ma con questo mare chissà dove sono andati.
La mattina seguente ritorniamo a Ras al haad, decisi a fare cinque giorni a cercare i tonni e nient'altro.

CONTINUA....... clikka quì

OMAN . Il grande mare Arabico - parte 2


E' per questo che siamo venuti ..... Yellowfin Tuna

..... Andiamo a pescare con la nostra solita 'guida',troviamo i delfini, ma niente tonni, solo qualche tonnetto a vertical. Il giorno seguente invece, vediamo delle pinne, sono tonni e sono davvero enormi, a 40 metri dalla barca, peccato che abbiamo una sarda innescata e non riusciamo a raggiungerli col lancio, non ci rimane quindi che insultarci a vicenda.

Il 4x4 consente di accamparsi ed esplorare tutta la costa.

Il giorno seguente c'è mare grosso e decidiamo di andare in gita in un torrente, o meglio un 'wadi', come li chiamano in Oman.

Wadi.

Ci rimangono due giorni, e a questo punto, due pescatori più grandi, si offrono di portarci. La mattina seguente alle 5 siamo in barca, e cominciamo a macinare della strada, finchè la costa non comincia ad essere distante e poi sparisce. Hamed avvista dei delfini sui quali ci fiondiamo, loro lanciano una sarda, e noi caliamo un jig, ma senza risultati, finchè su un altro branco Vincenzo sente una botta e si ritrova il Tamentai piegato in un modo mai visto, e io allamo un treno.
Ci siamo ,e il tonnone. Un quarto d'ora di combattimento e poi comincio a vederlo, il mare è piatto, il tonno che sale lentamente dalla profondità è uno spettacolo, e sono teso come una corda di violino. Poi arriva sotto la barca, Hamed prende il filo e con 4-5 bastonate in testa il combattimento finisce.

Yellowfin Tuna, l'Oman ci ha ripagato i tanti sforzi.

Il giorno seguente anziché yellowfin, troviamo dei tonetti dai 3 ai 5 kg, e ne facciamo 130 al mattino e 40 il pomeriggio, e come se non bastasse Hamed a un certo punto esclama: MSUHEH, che starebbe a significare GT!! Un branchetto di pesci girano a galla a 2-3 miglia dalla costa, lanciamo un popper ma non si muove nulla, Hamed lancia una sarda viva senza amo che subito viene cacciata a galla, mettendo in mostra la schiena del predatore, un gt di una ventina di kili. La sera prima, ci avevano giusto spiegato che i gt arrivano adesso, e in estate ne trovano branchi da 400-500 esemplari a qualche km da riva, girando in barca e avvistando le scie dei pesci a galla, e poi lanciandogli una sarda a mano.

Il carniere dell'ultimo giorno.

Se questi ultimi giorni non fossero bastati a convincerci a tornare, il fatto che Alì in due giorni abbia visto 4 marlin, e ne abbia allamato uno di 4 metri lanciandogli un kona a mano, e un paio di foto su cellulare di marlin da 450 kg presi a mano, ci hanno convinto fino in fondo.
Inoltre abbiamo scovato una barca veramente ottima, con tutte le carte in regola per delle pescate davvero serie, dal tonno al marlin a jigging, senza contare che molti dei pescatori che abbiamo conosciuto sono delle macchine da pesca, con una esperienza che poche guide di pesca possono vantare.
In ogni caso il sottoscritto tornerà in Oman questa estate per cercare i GT pelagici, queenfish, tonnetti e marlin, tutti pesci che arrivano in quel periodo.

L'Oman rimane un capitolo aperto...

Un saluto


Nicola & NewSchoolFishing crew






Il Catch & Release Tropicale

In questo articolo forniremo alcuni consigli e le linee guida generali per un corretto Catch and Release Tropicale.

A volte capita di dover trattenere in ogni caso certi esemplari!

Innanzi tutto bisogna sapere che non tutti i pesci sono "uguali", ovvero alcune specie accusano più di altre il cambio di pressione, per esempio, cernie, snapper, coral trout, job fish, insomma, pesci che più raramente troveremo in superficie, accuseranno molto di più il cambio di pressione, rispetto a carangidi o tunnidi, di qualunque specie essi siano. Questo ci fa capire che, se prendiamo un pesce a "top water" il problema non sussiste,mentre se peschiamo a Vertical Jigging, dove spesso ci si trova ad incannare pesci oltre i 150 m, il problema e più che presente.

Le cernie sono tenaci combattenti, ma una volta allontanate dal fondo non è necessario forzarle .

La cosa più importante, soprattutto se il pesce che abbiamo ferrato è piccolo, sarà quella di cercare di non forzarlo, e durante il recupero fare qualche pausa di pochi secondi per far adattare il pesce ed i suoi organi al cambio repentino di pressione. Il danno più riportato, se si cerca di essere"delicati", solitamente è un gonfiore della pancia , ed è un problema facilmente risolvibile.


Green job fish rialsciato direttamente senza salparlo.

Al contrario, se si forza eccessivamente la risalita del pinnuto, i danni possono essere irreversibili, e la fuoriuscita degli organi dall'ano, dalla bocca, oppure la fuoriuscita degli occhi dalle cavità oculari, sono l'inequivocabile indice dei danni che il pesce ha subito. Se succede ciò, mettete il cuore in pace e il pesce nella padella perchè tanto prolunghereste soltanto la sua agonia!

Operazione di rilascio in corso

Avendo proceduto ad un recupero più attento, nel caso vedeste la pancia gonfia, basterà prendere una cannuccia rigida (per intenderci come quella del succo di frutta, ma di maggiori dimensioni) infilarla nella cavità anale e DELICATAMENTE bucare la vescica natatoria, una volta bucata, sentirete il rumore dell'aria che esce, e vedrete la pancia sgonfiarsi.

Operazione di sgonfiamento della vescica natatoria.

Spesso, basta lo sgonfiamento della vescica natatoria per permettere al pesce di riguadagnare il fondo senza problemi, ma in altri casi si rende necessario provvedere a rianimarlo, anche in questo caso le operazioni da svolgere sono abbastanza semplici.


Il GT ( Giant Trevally) in questo caso era così stremato che è stato necessario rianimarlo in acqua

Sarà sufficiente, trattenere il pesce per la coda, e immerso in acqua, muoverlo avanti e indietro per far scorrere l'acqua nelle branchie dello stesso, quando sentirete che il pesce comincia a reagire potrete lasciarlo andare.

Un GT( Giant Trevally) che ha ritrovato le forze è uno spettacolo commuovente .

Se invece come spesso capita nei mari tropicali vi accorgete che qualcosa vi porta via decine e decine di metri di filo con una frizione tarata a 12kg, bhe... allora dimenticate quanto letto sopra!E pompate ....

In fondo siamo anglers....


Saluti da Federico e NewSchoolFishing crew




NewSchoolFishing Video

HOW TO FISH VIDEOS GT Trip Jerking Pattern Jigging File Super Jigging In GT game SHIMANO STELLA 18000

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Moon light tropical jigging

Il buio non è il limite di una giornata di jigging .... anzi è forse uno dei momenti che, grazie alla sua particolarità, ci consente di concludere in maniera ancora più divertente la nostra giornata di pesca

Uno dei tanti Big eye venuti su dalle tenebre.

Ai tropici la transizione tra giorno e notte è molto repentina e questo fa si che ci si trovi di colpo avvolti dalla notte, sfruttare il fatto di essere in rada su fondali che possono raggiungere e superare i 50 metri quindi, ci è sembrato naturale, pur non trovando riscontro in esperienze di altri tropicalisti.

Incredibili effetti di luce al tramonto.

Dopo una giornata intensa cominciata alle 5 della mattina l'unico approccio praticabile è quello Light, che oltre tutto consente anche di pescare tutti vicini, magari a poppa, e abbandonato il furore del mattino, farsi anche qualche risata tutti insieme.

Solo dopo molto allenamento si riesce a jiggare seduti .

La prima cosa da tenere in considerazione è la presenza dei barracuda, che inesorabilmente verranno a farci visita durante queste sessioni di Moon light tropical jigging .
Di qualunque dimensione siano i barracuda riescono a recidere facilmente i finali, facendoci perdere esche e ami ..... e di conseguenza rovinandoci la serata. Per evitare ciò è fondamentale che prima del jig ci sia un finale in acciaio di almeno 20 centimetri .

I barracuda sono si fastidiosi , ma quando li prendi la musica cambia.

I dentini di un barracuda sono taglienti come rasoi ... fate attenzione!

La cosa che non dobbiamo dimenticarci è che pescare light non significa per forza di cose che i pesci che prenderemo saranno piccoli ...... anzi spesso, più di quanto si possa immaginare, ci si troverà nell'affrontare prede veramente importanti .

Dogtooth combattuto per 8 minuti con trecciato 20 lb e Stella 5000.

I jig che abbiamo testato e che si sono rivelati un ottima soluzione sono stati, gli economicissimi Geologic baltic della Decathlon da 40/60/70 grammi, e in virtù della loro fosforescenza, sempre nelle grammature più leggere, anche i Jo-Jig, . La scelta di queste versioni economiche è stata fatta considerando che, nonostante si usi il cavetto, non è comunque difficile che i barracuda recidano il filo anche più di un metro sopra il jig , e vi garantisco che la cosa fa poco piacere nel caso si usino jig costosi.

GT catturato con Baltic Geologic e prototipo di canna assemblata specificamente per il night light jigging.

Un'altro aspetto che caratterizza queste sessioni è la varietà di specie che si possono insidiare, oltre che alcune delle classiche prede diurne è particolarmente interessante cimentarsi con esemplari di specie che di giorno sono molto rari, se non impossibili da prendere.

Un bel Batfish preso da Marcello.

Il primo Dogtooth di Marcello.

Il Moon light tropical jigging non dovrebbe mai mancare in un viaggio di pesca che prevede di pernottare in barca, posso garantirvi infatti, che alcuni dei momenti più divertenti si verificano proprio in questa circostanza .

Un saluto

NewSchoolFishing crew