Spinning al Tonno - New School

Il tonno è il pelagico per eccellenza, e lo si pesca da sempre quasi ovunque nel mondo, è uno dei pesci che per le sue caratteristiche uniche ha attraversato e segnato la storia del genere umano legandosi in maniera simbiotica profonda con diverse civiltà e gruppi di uomini, che lo hanno cacciato e ne hanno tratto sostentamento fin dall'alba dei tempi.
In rete troverete decine di articoli e focus su questa pesca, quindi perché mi prendo la briga di sporcare un blog come questo con un argomento che sembrerebbe scontatissimo? Semplice non ho trovato da nessuna parte qualcosa che potesse essere un imput a pescare in maniera conscia.


Partendo dal generale e andando nel particolare, possiamo dire l'ovvietà che tutti si dimenticano di indicare, ovvero che a spinning si pesca dove i pesci ci sono, e non ovunque potrebbero esserci, questo non è drifting, baiting o traina. Gli artificiali che lanceremo hanno un enorme potere catturante, ma nessuna capacità di richiamo, comunque niente di paragonabile a una scia di pastura lunga centinaia se non migliaia di metri. Se nella vostra zona non ci sono i tonni, nessun artificiale, canna, treccia, fluorocarbon o mulinello, per quanto costosi potranno mai materializzare un pesce da catturare.


La ricerca del pesce è uno dei capisaldi di questa pesca e distingue sul lungo periodo chi effettua catture accidentali da chi cattura con regolarità. Non sto ad approfondire come cercare il pesce, di questo si parla da millenni, a ognuno il trovare il metodo che funziona meglio per le zone dove pescherà, quello che volevo sottolineare è che uscire in mare e mettersi a lanciare nel nulla, vi porterà  grande frustrazione o a intaccare la vostra riserva di karma ( कार्म ) e fortuna , potevate vincere il superenalotto, invece avete catturato un pesce contro ogni probabilità.

Un caso di cattura improbabile su popper in un momento di inattività.
Per come la vedo io la massima efficacia della nostra azione di pesca la si ottiene "intercettando" il tonno, ovvero incrociando con i nostri artificiali la sua rotta, soprattutto se l'animale in quel momento è in caccia. Ancora si ritorna all'essenza dello spinning, il lancio.
Più e per più tempo riusciremo a tenere il nostro artificiale nella zona di caccia e maggiori saranno le possibilità di allamare. Proprio per questo bisogna dedicarsi a raggiungere, con la pratica, il tempismo essenziale al lancio, cercando di prevedere dove il pesce si dirigerà, il tutto basandoci su quello che spesso avviene in superficie per un tempo limitato e a una gran velocità (pescare le palamite in mangianza, è un'ottima palestra).

 
Ecco quello che succede a dedicarsi troppo alla pesca.
La pesca dalla barca è spesso un gioco di squadra, soprattutto in un inseguimento dinamico dell'attività predatoria del pesce, grande importanza la riveste chi manovra la barca. Questo è evidente soprattutto se parliamo di pesci che cacciano in solitaria e di grosse dimensioni, oltre che per ovvie ragioni di sicurezza. 

A proposito di sicurezza!
Chi pensa che questo fermi la pesca si sbaglia. Non fatelo a casa.
Un equipaggio che si coordina come si deve ha veramente una marcia in più in termini di catture, e questo lo si ottiene ancora una volta con la pratica. L'andare a pesca spesso e in maniera metodica, cercando di capire quello che ci capita con lo scopo di migliorarsi, è un punto fondamentale per ottenere risultati, ma su questo punto raramente si insiste, mentre si preferisce approfondire all'infinito cosa ci propone il mercato di settore, stuzzicandoci con le ultime irrinunciabili novità.


Non voglio perdere tempo a elencare quali canne, fili, artificiali e mulinelli usare, non è il mio lavoro e come appena detto, vi è un rete una valanga di informazioni e spam a tal riguardo, posso solo dire che una pesca seria richiede materiale serio, quindi affidatevi a ditte che hanno un esperienza consolidata da anni di produzione e progettazione autonoma di attrezzi dedicati allo spinning, e lasciate da parte chi si è avvicinato solo recentemente proponendo produzioni cinesi o.e.m. rimarchiate solo per cavalcare l'ultima moda.
I tonni sono i pesci più potenti che potrete mai incontrare a parità di taglia, quindi per potersi divertire e non andare in sofferenza, bisogna essere pronti, sia come tecnica che come attrezzatura.


Come abbiamo già detto bisogna trovare i tonni, poi riuscire a prendergli il tempo per fare una presentazione efficace e poi se tutto va bene comincia il combattimento.
Considerato dove stiamo combattendo, solitamente non serve partire con carichi di frizione particolarmente elevati, tanto la partenza fa parte del divertimento e della tattica abituale da mettere in atto in questa pesca.
La gestione dei tempi è importantissima, non possiamo permetterci di ammazzare il pesce, portandolo all'ipossia con un combattimento troppo lungo, o di avere un animale ingestibile nel caso opposto.
Quello che serve è mantenere in ogni momento il controllo, cercando di lavorare il pesce in maniera da portarlo a murata in un tempo ragionevole.
Tenere la barca in velocità ci aiuta a rilasciare il pesce senza salparlo.
Per fare ciò la canna deve poter gestire grossi carichi anche ad angolazioni estreme tra i 45° e i 60° rimanendo sicura e non facendoci saltare la schiena .... Lasciate perdere le canne da GT di qualunque tipo. Per poter esprimere una gran forza con la canna, serve che il pescatore sia stabile e non in uno stato di equilibrio precario, e questo dipende soprattutto da quale posizione siamo forzati a mantenere dall'accoppiata canna/cintura, è veramente difficile rimanere in piedi quando siamo piegati in avanti come a subire un abuso.


Anche in questo caso la preparazione e la pratica sono tutto, bisogna lavorare sulla propria agilità e movimenti. In moltissimi sport esistono "manovre" e combinazioni di movimenti ormai codificati,  nella pesca tutto è più generico, ma si può intuire facilmente, che esistono molti movimenti diversi per combattere un pesce, come ad esempio pompando con le braccia, o piegandosi all'indietro e opponendosi sfruttando il proprio peso per alzare la canna ecc.
Ognuno deve trovare il proprio stile, quello che mi premeva suggerire è che se si comincia a pensare attentamente a quello che si fa durante i combattimenti, col tempo sarà anche possibile raggiungere una grande efficacia e aumentare le possibilità di catture e il proprio divertimento.


Costarica parte terza

Pesca dal kayak

Come già anticipato nel post precedente, non è facile trovare una soluzione a buon mercato per poter pescare dalla barca. O si è disposti a spendere cifre da big game o si spende comunque molto per affittare per poche ore una panga (niente di più che una volgarissima lancetta) allestita con niente di più che un piccolo fuoribordo e pensata per portare i gringos a fare un po di trinetta o bollentino a mano nel sottocosta.
Queste premesse ci hanno un poco frenato i primi tempi, ma ci hanno anche stimolato a cercare soluzioni alternative, come ad esempio il kayak.
Devo dire che per me che vi scrivo, è stato una prima assoluta, ma con l'aiuto del consumato kayaker Francesco Bacchini, i risultati non si sono fatti attendere e mi si è aperto un nuovo mondo.

Superate le prime difficoltà e accordatici su un prezzo equo, abbiamo cominciato con qualche uscita di perlustrazione , dedicandoci a prendere confidenza col mezzo, le distanze che potevamo coprire nel tempo a nostra disposizione, e ultimo ma non ultimo, a studiare le varie line up e set delle onde nei vari spot. Vorrei sottolineare ques'ultimo punto, che ritengo di primaria importanza per la sicurezza. L'oceano è un mare che a differenza del nostro Mediterraneo è attraversato da set di onde che si formano migliaia di chilometri dal punto in cui finiscono col frangere, questo significa che seppur ritmati da una cadenza abbastanza regolare, alcuni di questi set possono differire enormemente per intensità, producendo in una giornata sostanzialmente regolare, onde di altezza improvvisamente molto superiore a quelle che  si erano frante fino a pochi istanti prima. Questo se non si fa costantemente attenzione potrebbe farci ritrovare nel posto giusto al momento sbagliato tanto da non poter trovare alcuna via di uscita, rischiando seriamente la vita.

Se da una parte il kayak non consente di popperare agevolmente con esche voluminose, dall'altra ci ha consentito di arrivare in tutte quelle zone che ci erano precluse dalla gittata della pesca da terra.
oltre a questo un altro enorme vantaggio lo si ha quando ci si deve avvicinare a secche e a tutti quegli spot dove avvicinandosi con la barca si finirebbe per saturare l'aqua con il ronzio del motore.

E' stato evidende fin da subito che questo aspetto ci ha fatto stare in pesca in situazioni, dove la frenesia predatoria di alcuni branchi di cubere e carangidi, sarebbe venuta meno se ci fossimo avvicinati in altra maniera.

Alla fine siamo riusciti a mettere insieme discreti carnieri, e a fare anche qualche bel rilascio .. a volte voluto, altre meno. Solitemente ci dedichiamo a d un C&R integrale, ma per necessità gastronomiche ci siamo concessi il lusso di organizzare anche qualche bella abbuffata di pesce.


CONTINUA...

Costarica parte seconda

La pesca da terra

La sfida maggiore ha riguardato l'entrare in pesca, raggiungendo o avvicinandosi il più possibile alla line-up formata dalle onde dell'oceano. Questo avrebbe richiesto atrezzi dedicati, come canne di lunghezza prossima ai 10 piedi e mulinelli 100%  waterproof .
 
In ogni caso ci si può a divertire anche pescando a corto raggio nella risacca o tra gli scogli più vicini, sempre facendo molta attenzione ai cicli della marea.


Spesso ci si imbatte in piccoli jacks a caccia tra i flutti ... pesciotti veramente divertenti.

 Un piccolo Robalo o Snook, ovvero una specie di spigola salterina dalla carne tenerissima.
Queste condizioni spesso avverse, mal si addicono ad uno spinning a "corto raggio" (50/70 metri), al contrario uno shore jigging, fatto con tutti i crismi, avrebbe sicuramente pagato di più in termini di dimensioni e varietà di catture, c'è comunque da dire che proprio i robali più belli, stimati sopra i cinque chili, sono tutti riusciti a slamarsi appena arrivati nella risacca, sfoggiando una serie di evoluzioni aeree alla pari dei tarponi piu imbizzarriti ..... mai lasciare i circle a casa!

Le spiagge , e comunque la costa che siamo riusciti a praticare maggiormente, vista la relativa difficoltà negli spostamenti a medio lungo raggio, si sono rivelate molto ostiche, sopratutto per la forte antropizzazione e la gran presenza si bagnianti surfisti e locali ... cosa che sinceramente non mi aspettavo da un posto che mi era stato descritto in maniera leggermente diversa ,  pur lasciandoci presagire la possibilità di catture anche molto belle.

Continua ...

Report Centro America

Alle volte le cose nate di getto possono rivelarsi le migliori, questo è uno degli aspetti più interessanti del viaggiare intorno al mondo per pescare.
Rimanendo fermi su ciò che già conosciamo non si va avanti, e questo contraddice completamente lo spirito avventuriero che ha sempre animato chi scrive e/o partecipa a ciò che è riportato in questo piccolo diario virtuale.
Nasce da una decisione presa d'impulso quella che sarà una permanenza di due mesi in Centro America, tra Costarica e Nicaragua.

Prima tappa il Costarica.

Il Costarica ha fama di poter offrire ottimo gamefish, ma a dirla tutta, non è che mi abbia mai attratto più di tanto, forse perchè a guardare, documentandosi sulla rete, non si vedono altro che "americani" che sfoggiano si belle catture , ma che raramente sono state fatte a spinning .
Questo oltre al fatto che per giungere in questi paesi si debba passare per gli USA, ci ha fatto propendere per un set-up molto meno estremo e più vario rispetto all'ultra heavy usato fino a pochi mesi prima nelle insidiose acque di Socotra.


Un paio tra le numerose cuberotte che non sono riuscite a strappare tutto. 

Beh! un po' è stata una scelta azzeccata , un po' ha bruciato veder andare via tutte le Cuberone che forse e dico forse avrebbero potuto essere tanate con un settaggio simil monster GT.
Ma come già detto, questo è stato un viaggio partito senza pianificazione, e con l'intento di passare anche un periodo rilassato in un posto nuovo, con nuovi ambienti e nuove specie con le quali non avevamo mai avuto a che fare prima.

I'inseguimento del primo Rooster non si scorda mai.

Uno studio di non so quale università ha stabilito che il Costarica è il paese con l'indice di felicità più alta al mondo ...... forse è vero, ma se è così probabilmente ciò è dovuto al fatto che i locali vivono molto alle spalle dei "gringos" cercando di salassarli offrendo veramente poco e pretendendo veramente molto, soprattutto se si parla di vile denaro. Questo solo per dire che per riuscire a fare qualche ora di pesca dalla barca abbiamo dovuto pagare cifre decisamente spropositate rispetto al mezzo che ci veniva messo a disposizione, e che quando abbiamo trovato il modo di aggirare tale ostacolo servendoci di un kayak siamo stati vittima di ostruzionismo, tanto da dover rinunciare a pescare, e ovviamente il problema è sorto solo dopo un paio di uscite quando finalmente sono arrivate delle belle catture.

CONTINUA ...

Never Stop Exploring

Questo è solo un piccolo breve sunto (in vista dell'imminente prossima visita a ottobre) della prima esplorazione dell'arcipelago di Socotra.
La prossima volta mi sa che sarà meglio portare con noi qualcuno che faccia i video e che non sia un pescatore .... come si può intuire da queste scarne sequenze, quando i pesci erano in attività nessuno pensava a prendere la videocamera, quanto piuttosto una canna da pesca! (critica velata al più inquadrato del gruppo ... che però ha anche bucato più GT degli altri ).



Ormai dopo aver investito tempo e risorse questa stupenda meta è stata aperta al mondo della pesca sportiva estrema e grazie alla passione di chi per primo tra noi ne ha intuito le potenzialità (Nicola Vitali) è possibile per chiunque lo voglia, intraprendere un viaggio di pesca ospite del fishing camp gestito in loco col resto della crew a fare da supporto proprio da Nicola .
Per tutte le info vi invito a controllare la pagina dedicata alle nostre spedizioni link VIAGGI NEW SCHOOL e/o a contattarci info.newschoolfishing@gmail.com

Socotra the ultra deep jigging

Come potevamo non provare a jiggare duro in un mare che ci aveva già stregato con catture pazzesche in superficie !?
Bisogna premettere che per quel che riguarda il jigging ci siamo dovuti adattare ad una serie si circostanze poco favorevoli, non solo per la poca conoscenza del posto, ma soprattutto per gli invalicabili limiti tecnologici che comporta una spedizione lunga e in uno spot così lontano dalla civiltà .... insomma senza un ecoscandaglio serio e una cartografia accurata e sovrapponibile ai rilevamenti tutto si complica enormemente.


Queste non vogliono essere scuse (NewSchoolFisching, come Chuck Norris, non chiede scusa a nessuno) ma la spiegazione del fatto che siamo riusciti solo a intravvedere le incredibili potenzialità di questi spot che propongono scenari veramente estremi con drop offs vertiginosi e canyon profondissimi.


Il combattimento in verticale ha un fascino tutto suo e quando si ferra con una canna di 5 piedi su un recupero frenetico che sembra non finire mai, allora si che si può parlare di jigging estremo e di scarica di adrenalina.
Socotra offre soprattutto questo ovvero un jigging a profondità elevate con catture di taglia imprevedibile ma dal potenziale mostruoso.


La profondità media delle nostre calate più fruttuose si è attestata sui 250 metri. Insomma si pescava piuttosto profondi e questo fa si che non si possa prevedere cosa verrà su .....
Una cosa però la possiamo affermare con una certa sicurezza, anche i pesci più comuni come i jobfish qui assumono caratteristiche di taglia e combattività veramente incredibili .


Le battute a jigging si sono concentrate soprattutto in quegli spot che dalla lettura delle carte sembravano offrire una certa discontinuità nella morfologia del fondale e un movimento delle correnti che nella nostra idea poteva favorire una certa attività di passaggio anche di specie pelagiche o migratorie.


Come sempre quando si viaggia si deve scegliere un corredo di jigs che copra più situazioni possibili e può capitare di trovarsi in mancanza dell'esca da hoc ... che in questo caso sarebbe stata un bel long da 400+ grammi colorazione glow come uno Zero dropper R2S o un Benthos Williamson che in grammature più classiche e leggere comunque si sono rivelati i veri mattatori della spedizione.


Come ultima breve considerazione tecnica, in questa occasione è emersa prepotentemnete la superiorità nell'azione di un mulinello rotante come il VJ 20 Everol, che grazie ad un rapporto di recupero più veloce degli altri rotanti consentiva un jigging più incisivo e un controllo migliore dei jig, anche con moltissimo filo fuori dalla bobina.


Il deeep jigging a Socotra è ancora un capitolo aperto , anzi per ora siamo solo alla prefazione, sicuramente in fututro si potrà, in relazione alle considerazioni di poco sopra, puntare a spedizioni mirate che con i giustri presupposti di atrezzatura e supporto tecnologico lasciano presagire sessioni di puro divertimento con la concreta possibilità di catture da sogno ..... ed è proprio su questo che stiamo lavorando.... Never too deep!!!

NewSchoolFishing Crew

Fishing in a Jurassic Park - Socotra -

Mostri .... solo mostri. questa è la pesca che ci si deve aspettare quando si viene a Socotra.
Non bisogna pensare ad un parco giochi come possono essere le Maldive, che prodighe di catture ben si adattano a chi della pesca estrema deve ancora fare vera esperienza (non che se potessi non mi ci trasferirei anche domani alle Maldive), ma qui la storia è completamente diversa.
Pur essendo ricchissime le acque di questa isola non regalano catture a ripetizione, non basta recuperare linearmente un pencil o lanciare un metal jig per catturare decine di carangidi al giorno, quì bisogna lavorare. Le catture saranno mai scontate, e soprattutto localizzate in punti particolari che vanno conosciuti, lanciare a caso longo un reef qui non è possibile, e i riferimenti non sono così evidenti come in altre località tropicali .... chi vi dicesse il contrario, o non sa di che parla o vuole imbonirvi.

Uno dei primi big GT 50+.

Il nostro approcciò alla pesca non è stato meno difficile di quanto già anticipato. Le condizioni di pesca non sono quasi mai state facili, ma questo è stato uno stimolo per alzare il livello e ottenere dei grandi risultati e soddisfazioni, in posti dove mai prima di noi qualcuno aveva pescato.

Un bel esemplare "nero".

Il set up di pesca è stato votato all'ultra heavy, non scendendo mai sotto le 100 libbre per la main line del trecciato imbobinato, e le 250 libbre dei finali. La stessa filosofia è stata adottata per gli ami le ancorette, le girelle e gli split rings, che sono stati scelti di conseguenza e tra i più resistenti disponibili in commercio.

Scendere sotto i 35 .... non a Socotra.

Gli ambienti che abbiamo affrontato sono stati i più disparati, ma presto ci siamo resi conto che vi era un comune denominatore. La ricerca è cominciata da punti notevoli e classici, sono state battute per prime tutte le punte, le secche e i relitti che potevamo individuare con l'ausilio delle mappe (non facili da procurarsi), chiedendo agli abitanti locali, o semplicemente battendo la costa miglio per miglio.

Pesci veloci ... e pesci lenti.

La cosa interessante è stata notare come in particolari momenti della giornata molti spot si trasformassero radicalmente, diventando da produttivi a completamente privi di attività e viceversa, tutto in relazione al cambio della marea e a una forte intensificazione della corrente (non sempre piu corrente è meglio).

Esempio di buona intesa tra angler e skipper .

Dopo aver finalmente cominciato a leggere più chiaramente la situazione, ci si sono svelati anche spot più inconsueti e che hanno richiesto un particolare impegno, mi riferisco a plateau con profondità variabile tra i 20 e i 40+ metri. In queste situazioni i riferimenti sono pressoché invisibili e anche l'azione di pesca si complica. l'azione di popping deve rallentare drasticamente e la concentrazione per rendere ogni poppata veramente efficace non è cosa facile da mettere in pratica, servono tecnica resistenza e freddezza ... un buon pilota alla barra del timone e molte ore di fatica sotto il sole .
Conludendo possiamo affermare dopo più di un mese consecutivo di pesca che questo è veramente uno spot unico, fortunatamente ancora non investito da un turismo di pesca esasperato e che per questo e altri motivi puo regalare la senzazione di un salto indietro nel tempo in una dimensione "preistorica" popolata da mostri e meravigliose creature ormai pallidi ricordo nella stragrande maggioranza del mondo.

Con la speranza di poter condividere finalmente le nostre esperienze vi invito a controllare la pagina dedicata alle nostre spedizioni link VIAGGI NEW SCHOOL e/o a contattarci info.newschoolfishing@gmail.com

NewSchoolFishing Crew

The last frontier...Socotra island

Ormai viviamo in un tempo in cui il nostro pianeta si può girare semplicemente guardando Google Earth, non ci sono più isole sconosciute o non segnate sulle mappe, ma per fortuna esistono posti che seppure non sconosciuti non sono ancora stati presi in considerazione, ignorandone completamente le bellezze e le potenzialità, l'isola di Socotra è uno di questi posti.


Erano anni che Nicola sosteneva che si dovesse provare ad esplorare l'isola alieuticamente parlando, e grazie alla sua caparbietà è riuscito ad organizzarsi un primo sopraluogo di un paio di settimane. Un nuovo mondo gli si è aperto davanti, un modo rimasto intoccato dalla pesca sportiva, un mondo dominato da autentici mostri (ormai spariti o rari anche negli spot più famosi del mondo) e ancora completamete inesplorato.



Un isola del genere, meritava ben più di una parziale breve visita. Non rimaneva più scelta bisognava partire, e non per pochi giorni, ma per una spedizione che sarebbe durata più di un mese e che ci avrebbe consentito di girare tutta l'isola, saggiando approfonditamente tutte le sue potenzialità.

Gone fishing

In questo momento siamo a pescare .... ci si rivede tra un pò

Extreme soft plastic -Hogy-

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Nella pesca in generale è veramente difficile che si possa parlare di novità o di scoperte, se poi parliamo di spinning o comunque di pesca con gli artificiali, possiamo dire che quasi tutto è stato almeno accennato o tentato qualche volta. Ma spesso come avviene anche in altri ambiti ci sono dei ritorni di fiamma o delle situazioni nelle quali esperienze che prima appartenevano a pochi ambienti, trovano una ragione per esplodere e diffondersi conoscendo momenti di notevole diffusione ed evoluzione.
Questo preambolo un po prolisso solo per presentare nel modo più consono la chiaccherata telematica che ho avuto con un Michael Hogan fondatore della Hogy , che è stato così cortese da rispondere ad alcune domande sulla storia e su come sfruttare gli artificiali che vengono creati dalla sua azienda .... soprattutto perchè dopo averli testati anche quì in mediteraneo sui norstri bluefin possiamo attestarne l'efficacia.

Parte della gamma dei prodotti Hogy che abbiamo ricevuto in prova.

1 - Quando e come ha avuto inizio la storia degli artificiali Hogy?

Sono sempre stato un pescatore appassionato. Sono cresciuto in una città nell'entroterra, sulla costa orientale degli Stati Uniti, così il mio amore per la pesca è iniziato in acqua dolce. Ho letto ogni libro, seguito ogni show tv e provato ogni artificiale sul quale ho potuto mettere le mani.
A un certo punto nel 1980, i grandi vermi in gomma morbida stavano diventando popolari per i largemouth bass della mia zona.
Come ho cominciato a prendere pesci più grandi, mi sono innamorato di queste grosse esche.
Fu in quel periodo che mia madre mi comprò un kit da principiante, che mi ha permesso di imparare a farmi gli stampi e a colare in casa i vermoni per i bass. Fu così che cominciò il mio amore fer la fabbreicazione delle esche.
Ricordo ancora l'emozione di prendere un pesce su un artificiale che io stesso avevo fatto. Col passare del tempo, sono cresciuto e andato al college, ma il mio amore per le esche artificiali è rimasto. Da adulto, mi sono trasferito in una città costiera e la mia attenzione si è concentrata sulla pesca in acqua salata.
Nel 2006 sono tornato a fare la guida di pesca su charter a Cape Cod.
L'obiettivo erano i grandi striped bass, e la pesca avveniva spesso di notte quando gli stripers avrebbero dovuto mangiare le anguille, ed esche simili e molto grandi avrebbero catturato di sicuro. Volevo un design di grandi dimensioni che imitasse le anguille vive, ma anche facile da armare. I miei primi artificiali non erano destinati alla vendita, ma sono diventati rapidamente popolari tra i miei amici. Quando ho iniziato a vendere gli artificiali al negozio locale di pesca volarono via dagli scaffali. Dal momento che il mio cognome è "Hogan" il tipo di esche divenne noto come "Hogys" tra i miei amici e il nome rimase. Lo abbiamo registrato nel 2006.

Ogni accessorio trova la sua specifica funzione accoppiandosi in varie combinazioni con gli artificiali.

2 - Su quali principi si basa la progettazione di queste esche?

Quì alla Hogy, crediamo che le esche morbide siano spemplicemente una tela bianca in attesa di essere lavorata. Ogni progetto di esca si basa sul principio che ogni situazione di pesca richiede un artificiale molto specifico per fare perfettamente quel lavoro.
La bellezza delle esche morbide è che possono essere armate per muoversi in acqua in modi diversi e a profondità diverse. Crediamo così tanto in questo principio, che facciamo tanti rig quanti artificiali, con l'idea di poter offrire un tipo di armatura personalizzata per ogni situazione di pesca di tutte le specie di pesci in tutto il mondo.
Facciamo rig per il casting, il jigging e la traina, che sono tutti perfettamente progettati per interfacciarsi con le nostre esche. Ovviamente lo stesso artificiale progettato per il jigging acque profonde non sarebbe appropriato per i tarpon nelle flat.

Particolare di un modello nato con la testa "mozzata" per il jigging.

Particolare recesso per il rigging, esclusivo dei modelli destinati al lancio.

3 - Che cosa rende gli artificiali Hogy speciali, diversi dagli altri?

E 'il nostro sistema di rigging che ci rende singolari, specialmente quando in coppia con le nostre esche più morbide.
Oltre ad offrire un accoppiamento su misura, abbiamo davvero puntato sulla qualità massima.
Le nostre esche sono invece colate a mano con pochissimi stabilizzanti di calore e filler, così che facciamo una plastica molto pura, e il risultato finale è che le esche hanno un'azione letale in acqua. Per quanto riguarda i componenti, usiamo componenti di alta gamma. Tutti i nostri ami sono Trophy-class ed escono dalla confezione già estremamente affilati.

Armatura tandem già dimensionata e realizzata con ami fluorocarbon e in alluminio.

4 - Quali sono i piccoli segreti che andrebbero utilizzati per pescare bene con i vostri artificiali?

Poichè le esche molli sono famose per la loro azione mortale, l'azione stessa proviene dalle mani del pescatore. In poche parole, se si dovesse lanciare e recuperare la vostra esca morbida dritta, questa si muoverà molto poco.
Le esche Hogy tendono ad essere grandi e sono in plastica molto morbida, per questo risponderanno a quasi ogni movimento dato con la punta della vostra canna.
Ci sono una serie di trucchi da provare:

1. Impartire una serie di brevi e veloci strappi con la canna, tenendo la punta bassa e verso l'acqua.

2. Più grande è l'esca, più velocemente si deve pescare con la stessa. Non si deve dare al pesce troppo tempo per pensare se attaccare.

3. Non abbiate paura di pescare con artificiali più grandi di quanto si farebbe normalmente.Gli artificiali più grandi forniscono un obiettivo più grande per i pesci. Riuscirete a richiamare il pesce da una distanza maggiore, quindi a ogni lancio sarete più efficaci su più acqua. Si potranno anche catturare meno pesci, ma saranno più grandi.

4. Tenere la punta della canna verso il basso quando si ferra. In questo modo è possibile imprimere maggior forza nella ferrata. Ricordarsi che l'amo deve penetrare sia la gomma e il pesce.

Fasi di rigging di un Hogy dedicato ai tonni.

5 - Che cosa le persone sbagliano quando usano gli artificiali Hogy per la prima volta, e come possono correggere questi errori?

L'errore più grande che vedo sul mio charter è che le persone recuperano le esce troppo lentamente e con la punta della canna troppo alta.
Io dico sempre: "mantenere la punta sotto la fibbia della cintura e tenere l'artificiale in movimento" le esche morbide hanno un aspetto migliore quando pescate veloci.
Low rod tip for fishing soft baits
Technique Casting Fast and Furious

6 - Puoi raccontarci quali sono le pesche che preferisci fare con i tuoi artificiali?

Da quando ho iniziato con Hogy, ho avuto la fortuna di pescare in tutta la costa orientale degli Stati Uniti. E' molto difficile per me dire quale pesca ho apprezzato di più. Posso restringere il campo a due tipi ?

1. Lo spinning al tonno rosso è uno spasso. Ogni primavera arrivano nelle nostre acque e possono essere più di 300 libbre. Sono facili da vedere ma difficili da catturare e sono molto appassionati di artificiali morbidi. E'una bella pesca, perché hai solo bisogno di andare a pochi chilometri dal porto. Tirano duro, è come portare un incudine!
Di seguito un video da un servizio fotografico con il capitano Terry Nugent di riptidecharters.com. Fa sembrare il trovare i pesci facile!
Casting Hogy DW to Bluefin Tuna

2. L'altra pesca che preferisco è la pesca del tarpon nelle flats a Key West. Ogni maggio, pesco con la miglior guida di tarpon, Aaron Snell.
I tarpon amano tantissimo gli Hogys Big animati lentamente sulle flat. Saltiamo decine di pesci ogni volta. E' mozzafiato vedere un grosso tarpon venire e aspirare una delle mie esche, proprio ai miei piedi. Se ne avete la possibilità la possibilità, dovete provarlo.
Tarpon Fishing in Key West with Hogy Lures

Michael Hogan

Luca & NewSchoolFishing Crew